FAMIGLIA, SOLA FORZA ED UNICA CERTEZZA

#A-Famiglia

Ci sono case, dove Dio abita e chi le occupa non è mai solo, anche se non ha compagnia.    In queste abitazioni, tra loro diverse, il male può entrare, ma non trova accoglienza.     Niente e nessuno può farle franare, perché sono costruite sulla solida roccia.      “In questa casa regna amore” capitava più facilmente un tempo di leggere su belle targhe decorate, appese nelle abitazioni.    E può essere vero ancora oggi, basta consacrarsi a Cristo, fonte dell’Amore eterno e porlo al centro della dimora e della propria vita.         Anche in questo momento abbiamo famiglie, ovunque nel mondo, che vivono la difficoltà ed il dolore, in cui la sofferenza bussa alla porta, preoccupazioni personali o di salute, l’angoscia per un proprio caro, questioni affettive o rapporti complicati tra coniugi, incomprensioni, chiusure, piccoli egoismi se non tradimenti, talvolta meschinità umane, col corollario di miserie che ci appartengono e ci complicano la vita, già di per sé mai facile per nessuno.   O grandi angustie dovute ai figli, che oggi più che mai faticano a “crescere” davvero, se non anche difficoltà economiche dovute alla crisi economica in atto ed al rischio reale della perdita di lavoro e guadagno, che tolgono la serenità, ci privano del benessere cui tutti tendiamo e che in  una società consumista appare tanto dovuto, quanto altrettanto irrinunciabile.

In tutte queste case entri la pace di Dio, che è pace vera ed è pace dei cuori, che sa trasformare gli uomini e con essi il mondo ed il suo Spirito che sa consolare, illuminare le menti secondo il volere di Dio e non degli uomini, dare forza e nuova speranza.     Basta aprirgli la porta e non averne timore, non ci toglie nulla e ci dona tutto.

Dobbiamo sapere che c’è nella storia, perché è in ognuno di noi, fin dalla nascita, una lotta quotidiana sorda e feroce, vera  e reale, tra  ciò che è il Bene, ed esiste, ma va scelto e perseguito e ciò che lo combatte e lo nega, ed è il male, vero e reale anch’esso, oggi scatenato nel mondo.

Sdoganato da una pseudocultura falsamente illuminata e pseudo progressista dell’esaltazione della libertà individuale come valore assoluto, che tale invece non è, al cui interno tutto diviene lecito e consentito,  il male è divenuto in questi tempi perfino arrogante, basandosi sull’attrattiva del proibito, il fascino della trasgressione, l’illusione dell’autodeterminazione, la seduzione dell’appagamento senza limiti e freni dei propri impulsi e della sensorialità istintiva apparentemente gratificante, che nell’immediato soddisfa desideri e voglie, anche le più perverse, un tempo proibite ed oggi perfino esibite senza alcuna vergogna, per poi ridurre alla schiavitù ed alla rovina.

E ciò altro non è, in realtà, che il tarlo della rovina dilagante, la fine dell’ “essere” a vantaggio del falso mito dell’ “avere”  e dei consumi in un mercato senza regole, la necrosi dell’anima asservita all’idolatria della materia ed il solo successo, infine, della morte senza speranza, come inevitabile approdo.       Spesso i  sensi alterati, frutto di coscienze confuse e corrotte, non lo riescono a percepire in tempo.

Siamo attimi sfuggenti, della cui esistenza l’immensità spazio-temporale dell’universo ha perso la memoria nel momento stesso della nostra comparsa, data la brevità della nostra presenza.      Esseri minuscoli e comunque fragili, fatti di materia instabile in progressivo deterioramento, con un termine sicuro ed invalicabile.       Insuperabile per noi, la nostra biologia finita, le finzioni di una vita gridata fatta di illusioni vuote e di breve durata.        Per non pensare e non fare i conti con la natura umana, cercandone come dovremmo il senso e la prospettiva, viviamo invece da storditi, imponendoci ruoli, determinando l’orizzonte dei nostri giorni, scandendoli in impegni e traguardi da raggiungere,  in realtà di nessun valore e rifiutandoci di guardare in faccia la realtà, ma sforzandoci di viverne una impersonale, alienante, fatta di mondi artificiali, di sensi obnubilati, di avventure virtuali, di modelli  stereotipati e di tanta solitudine e tristezza, come risultato diffuso dilagante.

Nel mondo agiscono infatti forze tra loro diverse, ma concordi anche inconsapevolmente e di fatto alleate, che sono causa della lunga “notte oscura” che l’umanità sta attraversando e della disperante follia di tanti giovani ed adulti.       Notte di rovina collettiva, dove si consumano aborti, si pratica eutanasia, si stacca la spina alla vita, dono e potestà solo di Dio, si violentano le famiglie, si deride il sacro e si crocifigge ogni giorno Dio.   In questa coalizione di forze del male, agguerrita e potenzialmente letale per il futuro  dell’uomo, c’è al vertice un’elite di comando, che intende mantenere il costante controllo mondiale, che è di fatto detenuto, nei principali centri economici e finanziari che lo amministrano (e che governano anche il “più modesto” e subalterno potere politico) da ristrette gerarchie “illuminate”, dell’interesse di parte.       Vi sono poi le masse, quelle del Sud del mondo mosse dall’esigenza di sfuggire alla fame ed alla povertà e che faticano ad affrancarsi e sfuggire dai centri dell’ingiustizia e quelle dei Paesi ricchi, animate da un buonismo di facciata e da slogan “facili” loro propinati, di pretesa e generica “libertà, uguaglianza e fratellanza”,  secondo schemi troppo spesso libertari ed atei, contrari alla vita, all’uomo, alla stessa Chiesa, fanno marciare anime sprovvedute, spesso in buona fede, ai ritmi e secondo gli interessi delle lobby di comando.

In tali contesti si parla di pace, ma si vive la guerra a partire da sé e da casa propria; si vuole essere incondizionatamente liberi, anche di uccidere gli indifesi nell’utero e nei letti di ospedale; si vogliono Stati senza confini, basta che a restare chiuse siano le proprie di porte; si mettono sullo stesso piano le religioni, perché nella marmellata di culture e valori che ne risulterebbe appiattendole a predominare e vincere sarebbe la “grande religione degli interessi” di chi, nella penombra, manovra il pianeta teorizzando un nuovo ordine mondiale.

Questi architetti del caos, costruttori ed artefici del nulla, apparentemente impegnati per un mondo migliore, sono in realtà “sacerdoti del potere” e schiavi del “dio denaro”.

Solo un’arca ci può salvare da questo diluvio universale dei nostri tempi e solo un porto ci può offrire realmente riparo nella tempesta: la famiglia cristiana, che è luogo della vita, dell’accoglienza, del senso dell’esistenza, rifugio di salvezza e alimento di speranza.

Una famiglia nata dal provvidenziale incontro (non è mai frutto del caso) tra un uomo ed una donna che, in quanto cristiani, vivono la loro unione come una vocazione, sapendola benedetta da Dio, cui intendono offrire testimonianza, con la propria vita.     Ciò non significa affatto che la famiglia cristiana sia esente da difficoltà o problemi, avversità ed incoerenze od abbia un che di irreale o di etereo.      Tutt’altro.      Non è un santino, né un’icona per la pubblicità a gustose merendine, nemmeno un tema da agitare per proprio comodo e convenienza, magari da persone che, professandosi cristiane, di famiglie nella realtà ne hanno più di una, ma un luogo vivo e reale dove si vive ogni giorno la fatica dell’esistere, la difficoltà del crescere, l’incertezza del domani, il conto con le difficoltà quotidiane, tutto però sorretto ed alimentato da una luce che non si spegne e rischiara il cammino ed orienta la vita, volgendola verso Cristo.

Solo così si può capire che “questa” è la famiglia e non altre, che un conto è “convivere” ed un altro “vivere con”, se la presenza che motiva e dà senso e prospettiva è Cristo, l’unico Maestro davvero venerabile, il Buon Pastore che ci chiama ciascuno per nome e che conosce anche gli aspetti più reconditi e nascosti di noi ed il solo in grado di rendere l’uomo figlio del Dio vivente.

Alessandro Piergentili

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