RISORGI, E’ PASQUA

In cammino verso la Pasqua, nel giorno del sabato santo, quando Gesù è morto e non conosce ancora la Gloria.
Ho fatto incontri, oggi, che fanno riflettere e valgono quanto un ritiro dello spirito.
Non si tratta di migranti, sui quali fuori dalle ideologie correnti, ci sarebbe molto da dire e soprattutto da fare, circa le cause vere del processo in atto, specie per rimuoverne le ragioni d’ingiustizia più profonde e autentiche.
Sono molto, con le loro vicende umane condite di attese, spesso illusioni e tante sofferenze, ma non sono i soli né si può ridurre la Pasqua ad una “via crucis” monotematica.
Mi trovo infatti al Pronto soccorso e accompagno una persona che nella vita ha conosciuto e percorso la via del Calvario, fisico e morale, ma sempre con energia e carattere, fiducia nella Provvidenza e rialzandosi ogni volta più forte. Se ne accorgono anche i sanitari e ridono alle sue battute argute ed alla carica emotiva che la accompagna anche in questi momenti e la apprezzano per questo, ancor più guardando all’età. Anche così si fa Pasqua.
Oltre le nostre vicende incontro tre volte le domande del tempo, … che il gallo non canti. Nella prima stazione vedo un giovane di bell’aspetto, dall’aria buona, che emoziona per il forte pianto accorato ed amareggiato in cui letteralmente scoppia nell’abbracciare i due genitori, avviliti quanto lui. La faccia gonfia e i punti appena dati nel reparto di chirurgia plastica sono il segno visibile di un dolore più acuto interiore, si lamenta singhiozzando, avvilito, che in cinque l’hanno ridotto così picchiandolo all’uscita della discoteca, colpevole di avere soccorso l’amico. E’ un dolore il suo che va oltre le contusioni e le ecchimosi e che esprime un’ingiustizia subita, nella giungla del nostro tempo, tra le belve che lo abitano.
Mentre rielaboro queste immagini ecco la seconda stazione: arriva l’eliambulanza che scarica un giovane, sembra un motociclista dall’abbigliamento, che è legato stretto nella slitta di soccorso, che lo avvolge. Attorno a lui sei persone che ne spingono il lettino, ne sostengono gli ausili di soccorso, lo tengono monitorato. Lui a intervalli frequenti grida forte un nome: “Irene!”, probabilmente la persona che trasportava in moto e che chissà dov’è e come sta … Gli accompagnatori, per cui un soccorso è ormai abitudine, all’ennesimo “Irene” cominciano a fargli il verso e uno di loro grida a sua volta: “Adriana!”, richiamandosi alla scena divenuta famosa del film Rocky in cui il protagonista, un pugile malconcio ma vincitore, cerca gridando la sua compagna Adriana…
Passo infine di corsa al supermercato e trovo la terza stazione: un uomo su una carrozzina mi si avvicina alla cassa. Guardando meglio vedo che ha con sé una borsa con della spesa appena fatta. Gli propongo di passare prima di me, ma non vuole, capisco che per lui e la sua dignità il rispetto passa dal considerarlo uguale anche nelle normali precedenze e non favorirlo. Vedo con quale velocità appoggia gli articoli sul nastro e lui, sorridente, mi dice che è importante per lui muoversi e farlo spesso, per restare agile. Mi sorprende nel dirmi che ha 87 anni, ne dimostra almeno 20 di meno. Lo saluto augurandogli una buona Pasqua.
Il gallo non canta.
Anche così si risorge.